Storia

La storia che voglio raccontare parla di passione, passione per uno sport, il tennis, che ho abbracciato fin da ragazzo. I miei affetti più cari e più profondi sono nati attorno ad un campo di terra rossa e perciò si può comprendere quanto io possa amare questo sport.
Immaginate quanto profondo sia stato il dispiacere che ho provato quando alcune vicissitudini mi avevano allontanato mio malgrado dal campo da tennis e da questo sport: avevo dovuto smettere nonostante la passione sportiva fosse intatta, anzi più forte proprio in quel momento di distacco.
Era il 1991.
Non avevo più giocato ormai da alcuni anni quando Mariaida, mia moglie, tennista anche lei, mi chiese se potevo accompagnarla al C.T. Bresciana, dove, con un nostro amico, aveva prenotato un ‘oretta.
Conoscevo già quel piccolo circoletto periferico con due campi in terra rossa dove avevo giocato qualche torneo in passato.
L’ immagine di quel pomeriggio è ancora nitida nella mia memoria e il ricordo che ne serbo non si è mai appannato, nonostante gli anni trascorsi : ben 14. Era uno splendido pomeriggio di primavera inoltrata e sul piccolo vialetto che conduceva ai campi c’ era un bimbo dagli occhi scuri e i capelli neri, con la bocca sporca di cioccolato, che mi guardò per un attimo e poi scappò via, con quella leggerezza e naturalezza che hanno i bimbi : mi piacque immediatamente e non ho mai cambiato quella sensazione, neanche adesso che ha 17 anni. Era Egidio, il figlio di Maria, la maestra di tennis ed Antonio.
Mentre Mariaida giocava, Antonio e Maria furono cordiali e affabili : mi spiegarono che da poco avevano intrapreso l’ avventura di condurre quel piccolo circoletto e mi invitarono a farne parte.
Accettai subito, nonostante quello fosse per me un ambiente sconosciuto, tanta era la voglia di riprendere e cosi fece mia moglie, che giocava anche lei solo sporadicamente. Non avevo idea di quanti e di chi fossero i soci, di che valore tennistico e di che età.
Con mia grande sorpresa, mi trovai di fronte, io che venivo da un circolo grande con più di 400 soci, un piccolo gruppetto di ragazzi, alcuni poco più che maggiorenni, ma estremamente motivati e appassionati di tennis e di agonismo. Maria, la maestra, aveva organizzato sapientemente alcuni gruppi di allenamento divisi per valore tecnico e diretti a tutti i giocatori, indipendentemente dalla loro età, basandosi sulla voglia di fare tennis e di “ allenarsi seriamente “ come Maria ama tutt’oggi dire.
Il suo interesse nei riguardi di tutti, di ciascuno di noi, mi sorprese positivamente perché non era usuale che i maestri di tennis si interessassero veramente e con impegno ai cosiddetti “ adulti “, specie in grandi circoli dove l’ attenzione è quasi esclusivamente diretta ai giovani e alle cosiddette “ promesse “, almeno questa era la mia esperienza. Tutto ciò alimentava la voglia di giocare, di vincere, di allenarmi insieme ai miei compagni che diventavano sempre più amici e sempre più forti, difficili da battere in campo.
E così Fabrizio, Enrico, Luca, Giuseppe, Paride, Patrizia e tantissimi altri, che spero non si offenderanno perché non nominati singolarmente, diventavano i miei partners in campo e fuori dal campo, specie attorno ad una tavola imbandita, dove ciascuno di noi è veramente un fuoriclasse.
Gli allenamenti proseguivano con costanza e serietà anche d’inverno, quando il clima non era certo dei migliori specie se non si dispone di campi coperti.
Tuttavia non era certo il freddo o la neve a bordo campo a fermarci, tutt’altro : se il campo non era praticabile, si andava a correre e a fare “ la preparazione “ secondo un piano ben preciso di allenamento, che vi confesso, io non vedevo certo di buon occhio perché molto faticoso, almeno per me. Ma la fatica, si sa, viene premiata e a primavera, alla partenza delle competizioni individuali e a squadre come Coppa Italia maschile e femminile, serie C femminile, ci facevamo sempre notare battendo le squadre più forti e accreditate.
Egidio, nel frattempo, stava crescendo, anche perché non faceva altro che mangiare, divorando di tutto specie d’estate, quando il nostro piccolo bar era fornito di bibite e gelati.
La nostra amicizia si cementava giorno per giorno, e il divertimento maggiore arrivava d’estate laddove qualche nostra squadra ( ad onor del vero erano sempre le donne a qualificarsi per le fasi nazionali ) accedeva ai tabelloni nazionali e quindi, uniti, si partiva per la trasferta.

Mitica quella di Roma in occasione del primo turno di Coppa Italia femminile, con una Luciana Serrani sempre in apnea forzata per un ansia sovrumana che, a fine match, si addormentava sul piatto di gnocchi, e una Mariaida DE Vacri che fece in campo uno show degno di Zelig quando coniava il termine irripetibile “ m…….. nera “.
Ci divertivamo un mondo, a Livorno, Roma, Torino dove il nucleo storico accompagnava le squadre in trasferta.
E fu proprio questo entusiasmo e la grande dedizione e l’impegno di Maria, la nostra maestra, a rendere importante un piccolo circolo che di anno in anno contava sempre più nuovi soci e nuovi allievi.
Maria ed Antonio erano soddisfatti, specie quando arrivavano i titoli importanti quali la Coppa Italia maschile e femminile e la serie C femminile, titoli vinti per più di una volta.
Voglio ricordare l’anno 1998, quando in una domenica di luglio follemente afosa, presso il Circolo tennis l’ Aquila, si disputavano ben due finali regionali : Coppa Italia maschile e femminile.

Fu una guerra all’ ultimo diritto, specie nella competizione maschile, dove vincemmo solo al doppio di spareggio, dopo essere andati sotto ben 3-1 ai singolari! E le donne non furono da meno : Livia e Mariaida si aggiudicarono, senza neanche giocare il doppio, il titolo femminile.
Fu festa grande allora per il C.T. Bresciana, conclusa come al solito con una cena faraonica.
E così sono trascorsi incredibilmente dieci anni, durante i quali si sono consumati matrimoni, Livia e Fabrizio, Paride e Patrizia, Giuseppe e Cristina, Luca e …, e alla fine anche il sottoscritto convolava a nozze.
Sono nati anche due bambini : Federico e Francesco.
E così, di partita in partita ,siamo arrivati al terzo millennio, quando Maria ed Antonio, per problemi di affitto e gestione, furono chiamati a prendere la decisione di abbandonare quel mondo tanto amato e voluto, lasciando l’attività, o di lanciarsi in una nuova avventura : cambiare tutto, acquistare un nuovo circolo e ripartire da capo. La decisione è stata sofferta e difficile, anche perché notevole era l’impegno economico richiesto.
Tutti noi, ormai tantissimi e sempre di più, abbiamo sperato che tutto quello che si era costruito insieme potesse avere futuro e continuità in una dimensione migliore.

E così è stato. Con un pizzico di fortuna e tanta buona volontà Maria ed Antonio decisero di portare avanti questa bella scommessa di vita e tutti noi ricominciammo da capo : il mitico Circolo Tennis Bresciana andava in pensione e nasceva proprio nel 2000 il Circolo Tennis Match Point 2000.